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    Operazioni rischiose non bastano per condannare per bancarotta

    Operazioni rischiose non bastano per condannare per bancarotta: è quanto emerge dalla sentenza n. 118 del 2022, che i nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno commentato per ItaliaOggi7 e con cui la quinta sezione penale della Cassazione ha chiarito che perché si configuri il reato non è sufficiente l’accertamento della mala gestio dell’impresa, ma è necessario che vengano individuate le condotte specifiche volte a ritardare il fallimento e ad arrecare danno ai creditori o ingiusto profitto per sé o per altri. Così come la colpa grave non può essere desunta erroneamente solo sulla base del dato oggettivo del ritardo nel presentare istanza di auto-fallimento.
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    Imprenditori e professionisti e sequestro penale del conto corrente

    Imprenditori e professionisti e sequestro penale del conto corrente: da garantirsi il minimo vitale, ma limiti severi nella sua determinazione: è quanto emerge dalla sentenza 795 del 2022, che i  nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno illustrato per ItaliaOggi7 e con cui la terza sezione penale della Corte di Cassazione, nel pronunciarsi sulla misura cautelare reale emessa in un procedimento per reati tributari, ha risposto affermativamente alla delicata questione della esistenza di limiti al sequestro e alla confisca per equivalente sul patrimonio di imprenditore o professionista sottoposti a indagine penale, al fine di salvaguardare le esigenze di vita minime dei suddetti e delle relative famiglie.

    Tuttavia attenzione: perché, come precisato, la misura del limite del c.d. «minimo vitale», determinabile da parte del giudice di merito, deve formare oggetto di specifica allegazione da parte della difesa dell’interessato ed è soggetta ad una valutazione da operare di volta in volta sulla base della complessiva situazione patrimoniale e reddituale della persona che subisce gli effetti del sequestro preventivo, mentre nel caso concreto le esigenze del commercialista di ricevere i pagamenti dai clienti e di retribuire i propri collaboratori non rientravano tra quelle minime di vita tali da limitare l’esecuzione del sequestro preventivo sul conto corrente del professionista.
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    Manette per autoriciclaggio anche con l’acquisto di criptovalute

    Manette per autoriciclaggio anche con l’acquisto di criptovalute, in quanto si tratta di attività finanziaria che aiuta a celare la provenienza illecita dei beni: come illustrato dai nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti in un approfondimento per ItaliaOggi7, è quanto emerge dalla sentenza n. 2868 del 2022, con cui la prima sezione penale della Cassazione ha affermato che per essere condannati per il delitto di cui all’art. 648-ter.1 cp non occorre una condotta che impedisca, in maniera assoluta, di identificare la provenienza da reato dei beni, essendo, al contrario, sufficiente una qualunque attività, concretamente idonea anche solo a ostacolare gli accertamenti sulla loro origine. Il principio è stato evidenziato in riferimento al trasferimento, tramite bonifici in euro, di somme di denaro di provenienza illecita a società estere incaricate di cambiare la valuta ricevuta in bitcoin, considerato che l’indagato, non agendo in proprio nell’acquisto della valuta virtuale ma per mezzo di società estere adibite all’operazione di cambio valuta, aveva posto un ostacolo alla identificazione dello stesso come beneficiario finale delle transazioni ed effettivo titolare di bitcoin acquistati non da lui ma dalle suddette società che fungevano da «exchanger» di criptovalute.
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    In manette il commercialista che riceve compensi troppo onerosi

    In manette il commercialista che riceve compensi troppo onerosi: come illustrato dai nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti in un contributo per ItaliaOggi7, è quanto emerge dall’ordinanza n. 538 del 12 gennaio 2022, con cui la prima sezione penale della Cassazione ha affermato che risponde del reato di bancarotta per distrazione il professionista a cui vengono corrisposti compensi ingenti da una società, dichiarata in un secondo momento fallita, per prestazioni che, seppur giustificate da contratti, afferiscono ad attività troppo generiche e prevedono remunerazioni prive di qualsivoglia canone di ragionevolezza imprenditoriale. L’autonomia delle parti nella pattuizione dell’onorario, infatti, non giustifica l’erogazione di compensi del tutto fuori misura rispetto alle prestazioni in concreto rese, e pertanto idonei a determinare un contributo causale efficiente ai fini della distrazione. Con l’ulteriore precisazione che non è da ritenersi vincolante il fatto che il credito del commercialista possa trovare conforto nell’esito di lodo arbitrale tra professionista e società, liberamente valutabile dal giudice penale.
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    Sì alla confisca del denaro

    Sì alla confisca del denaro, anche se di provenienza lecita e non collegato in alcun modo al reato: come illustrato dai nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti in un approfondimento per ItaliaOggi7, è quanto deciso con sentenza n. 42415 del 18/11/2021 dalle Sezioni unite della Cassazione penale, che si sono espresse sulla questione, da tempo dibattuta, se le somme di denaro giacenti su conto corrente bancario siano sempre sequestrabili e confiscabili come profitto derivante dal reato anche nel caso in cui la parte interessata fornisca la prova della derivazione del denaro da un titolo lecito.
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    Modello 231 indispensabile per rilevare la crisi di impresa

    Modello 231 indispensabile per rilevare, e dunque prevenire, la crisi di impresa: è quanto emerge dal nuovo Codice della crisi e della insolvenza («Ccii»), che impone proprio di costruire adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Come illustrato dai nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Prof. Arcangelo Marrone per ItaliaOggi7 in un approfondimento a doppia pagina, con l’aggiunta di un nuovo comma all’art. 2086 c.c., il legislatore ha di fatto al contempo conferito ai modelli previsti dal d.lgs. 231/2001 una duplice veste, ovvero quella di strumenti necessari non solo per prevenire la commissione di reati e salvare le società della conseguente responsabilità c.d. «penale», ma anche per evitare il fallimento.
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    Anche i sindaci in manette per il reato tributario

    Anche i sindaci in manette per il reato tributario: è quanto emerge dalla sentenza n. 40324 del 2021, che  i nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno commentato per ItaliaOggi7, e con cui la terza sezione penale della Cassazione si è espressa in tema di concorso del sindaco di una società nel reato di indebita compensazione di cui all’art 10-quater d.lgs. 74/2000. La vicenda riguardava la condotta del presidente di un collegio sindacale il quale aveva espresso parere favorevole all’adozione della delibera di acquisto del ramo di azienda di una srl che includeva anche l’acquisto di un credito Iva inesistente, successivamente utilizzato ai fini di compensazione.
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    Anche le società unipersonali sanzionate ai sensi del d.lgs. n. 231/2001

    Anche le società unipersonali sanzionate ai sensi del d.lgs. n. 231/2001: è quanto espressamente riconosciuto dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 45100 del 6 dicembre 2021, che i nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno commentato per ItaliaOggi7. La Suprema corte ha così annullato la sentenza del Tribunale, riguardo alla misura cautelare interdittiva di contrattare con la p.a., disposta nei confronti di tre srl unipersonali, ritenute dal Gip gravemente indiziate dell’illecito amministrativo di cui all’art. 25 d.lgs. n. 231, in relazione al reato presupposto di corruzione propria attribuito al soggetto che aveva rivestito la posizione apicale di tali società. Infatti, se per il Tribunale la 231 non si applica alle società unipersonali, la Cassazione ha ribaltato questo indirizzo, fornendo i criteri in base ai quali anche tali società possono essere destinatarie della disciplina della responsabilità amministrativa da reato degli enti e delle relative gravi sanzioni.
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    La truffaldina percezione di erogazioni statali può andare esente dalle manette

    La truffaldina percezione di erogazioni statali può andare esente dalle manette: infatti, il reato di indebita compensazione prevale, e non concorre, con il quello di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, trovando peraltro applicazione sia nel caso di compensazione «verticale», riguardante crediti e debiti afferenti alla medesima imposta, sia in caso di compensazione «orizzontale», concernente crediti e debiti di imposta di natura diversa. E se non si supera la soglia di punibilità, la condotta è penalmente irrilevante e, oltre a non sporcarsi la fedina, ci si salva da sequestri e confisca. E’ tutto quanto emerge dalla sentenza n. 37085 del 2021, che i nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno commentato per ItaliaOggi7 e con cui la sesta sezione penale della Cassazione si è pronunciata sull’ambito di operatività della fattispecie penal-tributaria di cui all’art. 10-quater d.lgs.74/2000, e sul suo rapporto, qualificato come di specialità, con il reato di cui all’art. 316-ter c.p.
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    Processi 231, è stretta sui tempi

    La riforma Cartabia mette in salvo anche le imprese: la nuova norma che prevede l’improcedibilità dell’azione penale per superamento dei termini di durata del giudizio di impugnazione è applicabile anche ai processi a carico degli enti ex d.lgs. 231. A chiarirlo la relazione n. 60/2021 dell’ufficio del massimario della Corte di cassazione, che i nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno illustrato per ItaliaOggi7, e avente a oggetto proprio la legge del 27 settembre 2021, n. 134 («Delega al Governo per l’efficienza del processo penale nonché in materia di giustizia riparativa e disposizioni per la celere definizione dei procedimenti giudiziari»).
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    Reati tributari, creditori tutelati

    Terzi creditori tutelati anche in caso di reati tributari, ma le loro ragioni devono essere fatte valere nel contraddittorio con l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. È quanto emerge dalla sentenza n. 39201 del 2021, che i nostri professionisti Prof. Avv. Stefano Loconte e Avv. Giulia Maria Mentasti hanno illustrato per ItaliaOggi7 e con cui la terza sezione penale della Corte di cassazione si è pronunciata su un interessante caso che ha visto protagonista un istituto di credito che lamentava come non potesse operare nei propri confronti la confisca disposta a seguito di condanna per reati tributari di una persona fisica, avendo la banca già ottenuto, nei confronti dei beni della suddetta, un sequestro conservativo a tutela dei crediti vantati.
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    Con la compliance 231 è possibile prevenire la crisi d’impresa

    Il modello 231 indispensabile per prevenire e rilevare la crisi di impresa: parola d’ordine del nuovo Codice della crisi è costruire adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Come evidenziato dal nostro Managing Partner Prof. Avv. Stefano Loconte per ItaliaOggi, a vent’anni dall’entrata in vigore del dlgs 231/01, e prima che sulle norme di riferimento parta il «tagliando» ad opera della commissione che il Ministro della Giustizia ha preannunciato di voler istituire, una novità spicca già, ovvero la connessione tra reato e crisi di impresa, oggetto, quest’ultima, dell’importante riforma che si accinge a entrare in vigore.
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